Livorno

“La mia storia ha inizio a Livorno, la città dove sono nato e dove ho imparato a fare il rabbino”.

Elio Toaff

La comunità ebraica di Livorno, che si formò a partire dal 1593 con l’invito a popolare la città rivolto da Ferdinando I de’ Medici a “tutti i mercanti di qualsivoglia Nazione” per farne un grande porto, vanta una storia che la colloca tra le più vivaci in Italia. All’inizio vi si stabilirono marrani provenienti dal Portogallo, seguiti da mercanti e artigiani greci, armeni, turchi, africani, francesi e inglesi che diedero vita a quel clima cosmopolita tipico della Livorno dell’età moderna che non ha pari se non in quello dell’ottomana Smirne. Nel 1800 gli ebrei, che secondo quanto previsto dall’invito del granduca non vivevano rinchiusi in un ghetto, avevano raggiunto il numero di 5.000. In campo religioso si distinsero per l’apertura agli scambi intellettuali e per la diffusione della cultura cabalistica portata da maestri levantini e nordafricani come Moshe Pineiro e Hayyim ben Hattar. Nel 1915, in una Livorno che ancora conservava alcuni tratti del suo passato splendore, è nato Elio Toaff.
A introdurlo alla fede e ai riti della religione ebraica fu il padre Alfredo Sabato Toaff, rabbino capo a Livorno e direttore del Collegio Rabbinico, che Elio frequentò uscendone rabbino nel 1939. Alfredo Toaff era stato allievo di Elia Benamozegh, ultimo rappresentante della tradizione cabalistica livornese, che lo indirizzò verso una pratica di vita incentrata sull’ascesi, la preghiera e lo studio. Così, anche nei momenti peggiori della guerra, Alfredo Toaff non abbandonò mai la lettura del Talmud, mentre il figlio Elio, rifugiato a Fabriano, nel 1943 compose un libro di preghiere in caratteri ebraici sefarditi. Ad Alfredo Toaff si deve inoltre la traduzione italiana dall’inglese, nel 1935, dell’antologia del Talmud di Abraham Cohen, nella cui introduzione il rabbino livornese ribadisce la necessità di approfondire “i capisaldi dell’ebraismo esoterico”. Autore nel 1909 insieme ad Aldo Lattes dell’opera Gli studi ebraici a Livorno nel secolo XVIII: Malahi Accoen (1770-1771), Alfredo Toaff, allievo di Giovanni Pascoli all’Università di Pisa dove il poeta era professore di Grammatica latina e greca, fu anche un insegnante di lingua e letteratura greca molto noto a Livorno. Egli tuttavia, piuttosto che allo studio di testi puramente letterari, a partire dalla tesi di laurea dedicata all’Origine delle leggenda di Nabucodonosor, rivolse la propria attenzione a testi di carattere storico e religioso utili alla ricostruzione della storia del popolo ebraico. Precorrendo così gli interessi del grande studioso dell’antichità Arnaldo Momigliano, ebreo piemontese, il livornese Toaff mostrò di essere ben conscio dell’esigenza di guardare alla storia e alla cultura d’Israele con un’ampia prospettiva.

Caterina Napoleone

Pisa

Negli stessi anni in cui era allievo del Collegio Rabbinico a Livorno, Elio Toaff frequentò la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. L’ateneo era tradizionalmente caratterizzato da una significativa presenza ebraica sia tra i docenti sia tra gli studenti. Emblematico è il caso di Alessandro D’Ancona che nel 1861 vi fu chiamato a insegnare Letteratura italiana, mentre nel 1887, il “Vessillo Israelitico” segnalava l’università pisana come quella con il più alto numero di ebrei in cattedra in tutta Italia. Con l’emanazione, nel 1938, delle leggi razziali volute dal fascismo, la situazione mutò drasticamente: i professori ebrei furono “dispensati dal servizio”, mentre agli studenti italiani “di razza ebraica” regolarmente iscritti fu consentito di giungere alla fine del proprio impegno. Tra di loro era Elio Toaff, che riuscì a laurearsi nel luglio del 1939 con una tesi in Diritto commerciale dal titolo: Le società commerciali in Palestina. A Pisa Toaff frequentò la casa di Giuseppe Pardo Roques, il presidente della locale comunità ebraica che, da vero “filantropo e mecenate”, accoglieva gli studenti ebrei stranieri e italiani, che nelle sue stanze potevano liberamente scambiarsi le proprie opinioni politiche. Il 1° agosto del 1944 Pardo Roques, denunciato a una pattuglia di soldati tedeschi da un vicino, insieme ad alcuni ospiti ebrei e al personale di servizio non ebreo, “subì – come scrive Elio Toaff nella sua autobiografia Perfidi giudei, fratelli maggiori – un atroce martirio per aver creduto negli uomini”.

Ancona

Conseguita la laurea, seguendo l’esempio dei fratelli Renzo e Cesare, Toaff fu tentato di emigrare in Palestina, ma il padre lo convinse a restare. Elio divenne rabbino ad Ancona nel giugno del 1940 mentre l’Italia entrava in guerra. Dopo il matrimonio con Lia Luperini, celebrato a Firenze il 29 ottobre del 1941, continuò nel suo impegno nel Tempio italiano e in quello levantino della città marchigiana, e si dedicò anche al riordinamento della biblioteca, dell’archivio e degli arredi sacri della comunità. Ma dopo la firma dell’armistizio tra l’Italia e le forze alleate, l’8 settembre del 1943, gli eventi precipitarono. Ai primi di ottobre i tedeschi entrarono ad Ancona, e Toaff con una scelta di grande saggezza, non compresa da tutti, decise di chiudere il Tempio nel giorno del Kippur. I fatti dimostrarono che aveva avuto pienamente ragione. Rifugiatosi a Fabriano, vi condusse una vita dedita alla preghiera e allo studio, ma a pieno partecipe delle sofferenze della popolazione di Ancona martoriata dai bombardamenti.
Il desiderio di ricongiungersi ai propri familiari indusse presto la giovane coppia a lasciare le Marche per la Toscana. Essi raggiunsero Pisa e, spesso in fuga, trovarono rifugio ad Orciano, alle Focette, e a Valdicastello dove Elio entrò nella Resistenza. Incaricato di alcune azioni rischiose, mostrò prontezza e sangue freddo, e riuscì a sfuggire alla fucilazione, unico di un gruppo di abitanti del luogo e partigiani catturati dai tedeschi all’alba del 7 agosto del 1944. Cinque giorni dopo fu la volta dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, dove Toaff fu tra i primi testimoni della carneficina compiuta dalle SS. Dopo l’esperienza della guerra venne l’ora della ricostruzione. Rientrato ad Ancona, Toaff scoprì che la comunità era costretta, per ragioni economiche, a licenziarlo. Egli però non lasciò il suo posto, s’impegnò nell’assistenza ai profughi e si mantenne impartendo lezioni di greco. Alfredo Toaff, allievo di Pascoli e Benamozegh, aveva formato un grande rabbino.

Caterina Napoleone

Auguri a Rav Toaff: omaggio a un grande ebreo italiano
Museo Ebraico di Roma
4 maggio – 29 giugno 2010

Cura della mostra: Daniela Di Castro, Caterina Napoleone

Segreteria: Olga Melasecchi, Ghila Ottolenghi

Progetto dell’allestimento: Diana Rastelli

Realizzazione dell’allestimento: Tecnoscena

Ufficio stampa: Irit Levy, Ester Mieli

Assicurazioni: Assicurazioni Generali

Elaborazione delle fotografie: Araldo De Luca

Grafica: Litos-Roma, Tecnoscena

Video
Un rabbino italiano: Elio Toaff negli archivi della RAI,
a cura di Emanuele Ascarelli e Milko Duiella

La mostra è stata prodotta dal Museo Ebraico di Roma grazie a un finanziamento della Fondazione “Elio Toaff” per la cultura ebraica

Ringraziamenti:
ANCONA Marco e Viviana Ascoli Marchetti
GERUSALEMME Andreina Contessa e Judith Pacifici,
Museo d’Arte Ebraica Italiana U. Nahon; Cecilia Nizza
LIVORNO Margherita Ascarelli; Gabriele Bedarida;
Guido e Carla Guastalla; Silvia Ottolenghi;
Samuel Zarrugh, Presidente della Comunità Ebraica di Livorno
PARIGI Veronica Carpita,
Centre National de la Recherche Scientifique, Parigi
PISA Jenny Del Chiocca, Società Storica Pisana;
Alessandra Pesante, Direttrice della Biblioteca Universitaria di Pisa;
Paolo Pezzino, Università di Pisa;
Daniele Ronco, Archivio Generale dell’Università di Pisa;
Giovanni Salmeri, Università di Pisa
ROMA Vittorio Della Rocca; Alessandra Morelli;
Claudio Procaccia, Silvia Antonucci, Giancarlo Spizzichino,
Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma
Miriam Haiun, Wally Debash, Centro Culturale della Comunità Ebraica di Roma
Amedeo Spagnoletto; Roberto Steindler; Ariel, Daniel e Lia Toaff
SANT’ANNA DI STAZZEMA Simone Tonini;
Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema
VENEZIA Michela Zanon, Museo Ebraico di Venezia

Venezia

Nominato rabbino capo a Venezia nel 1946, Toaff non risparmiò fatiche per risollevare le sorti della locale comunità duramente provata dalla guerra. Si misurò tra l’altro con intricate questioni di diritto ebraico − al fine di risolvere casi creati dalla difficoltà di seguire le regole religiose nei terribili anni delle leggi razziali e della shoah − mostrando sempre, oltre che un’approfondita conoscenza di testi e consuetudini, una singolare capacità di comprensione delle passioni e dei sentimenti umani. Continuando nell’opera di salvaguardia e diffussione della cultura e della tradizione ebraica, iniziata ad Ancona, a Venezia Toaff istituì il Museo Ebraico, e insegnò Lingua e letteratura ebraica all’Università Ca’ Foscari. Fu inoltre attivo nell’organizzare l’immigrazione, illegale, nella Palestina mandataria, riuscendo persino a spedire di contrabbando nel futuro stato d’Israele un carro armato, che gli era stato donato da un contadino nel cui campo giaceva abbandonato, e che nel panorama mediorientale si trovò a convivere con i trattori cingolati che iniziavano a dissodare la terra da destinare alla coltivazione. Toaff inviò poi in dono a Gerusalemme gli interni del Tempio di Conegliano Veneto in rovina, che oggi ospitano le funzioni religiose della comunità italiana.

Daniela Di Castro

Roma

Nel 1951 Toaff fu chiamato a Roma, dove ha tenuto la cattedra di rabbino capo fino al 2001. Nel mezzo secolo di magistero, dopo aver condotto la sua comunità definitivamente fuori dalle angustie delle discriminazioni razziali e della guerra, ha dato decisivo impulso allo sviluppo di istituzioni che sono ancora oggi fondamentali per la vita ebraica in città: le scuole, i movimenti giovanili, le organizzazioni di assistenza, il museo. Una speciale cura ha sempre rivolto verso la famiglia e il mantenimento della concordia al suo interno, offrendo attenzione, nonostante i numerosi impegni, a tutti coloro che chiedevano il suo aiuto e il suo consiglio. Come direttore del Collegio Rabbinico, e certamente memore dell’insegnamento paterno, ha contribuito alla formazione dei nuovi rabbini. Nel vasto mondo del sapere ebraico si è dedicato con passione, ma pure con la riservatezza richiesta dall’argomento, all’approfondimento della cabala.
Toaff ha guardato anche con interesse al mondo al di fuori della comunità ebraica, mostrando una spiccata capacità di comprensione dei mutamenti politici e culturali, spesso repentini, della società contemporanea, senza però mai dimenticare le sue origini e la sua identità. Con lui la Roma ebraica è diventata interlocutrice rispettata delle istituzioni italiane, locali e nazionali. Continui sono stati i contatti con lo stato d’Israele, fondato nel 1948: il Tempio Maggiore ha accolto tra i suoi visitatori Abba Eban, Golda Meir e Moshè Dayan. Nel 1982 un’ondata di antisemitismo conseguente alla Guerra del Libano costituì terreno fertile per l’attentato palestinese al Tempio Maggiore che costò la vita del piccolo Stefano Taché e il ferimento di molti fedeli: una prova terribile che, dopo un momento iniziale di chiusura, Toaff affrontò con grande fermezza e diplomazia, trovando nel presidente della Repubblica Sandro Pertini un coraggioso interlocutore. Le relazioni con il Quirinale acquistarono una piega personale quando alla presidenza della Repubblica fu eletto Carlo Azeglio Ciampi, amico di Toaff fin dai tempi di Livorno.
Ma è sul fronte del dialogo tra le religioni che la figura del rabbino capo di Roma si profila con il massimo risalto. Toaff è infatti uno dei grandi rappresentanti dell’ebraismo che ha partecipato fin dall’inizio al dialogo ebraico-cristiano con passione e impegno, non solo attraverso la riflessione e lo studio, ma anche attraverso i gesti culminati nella storica visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma nel 1986. Un evento che ancora illumina il complesso percorso dei rapporti tra ebrei e cristiani. Toaff può ben dirsi allora l’erede del rabbino che Gotthold Ephraim Lessing incontrò a Livorno nel corso del suo viaggio in Italia del 1775 e che scelse come modello per il suo Nathan il saggio, protagonista dell’omonimo capolavoro dedicato al tema della fratellanza e delle affinità tra ebrei, musulmani e cristiani.

Daniela Di Castro

In alto:
L’interno della settecentesca sinagoga
di Conegliano Veneto con alcuni militari dell’esercito austro ungarico, Yom Kippur 1917.
Su iniziativa di Elio Toaff l’edificio venne trasferito a Gerusalemme nel 1952. Collocata presso il Museo U. Nahon, la sinagoga di Conegliano Veneto
è oggi luogo di culto della comunità ebraica italiana.
Foto Museo di Arte Ebraica Italiana U. Nahon,
Gerusalemme
Al centro:
L’insediamento al Tempio Maggiore
di Rav Elio Toaff, Roma 4 agosto 1951.
Alle sue spalle il padre Rav Alfredo Sabato Toaff, seguito dal Rabbino di Milano Ermanno Friedenthal e dal Rabbino di Torino Dario Disegni.
A fianco:
Giovanni Paolo II e Rav Elio Toaff, tra il Rabbino Vittorio Della Rocca, il Cardinale Ugo Poletti,
Edith Bruck, Settimia Spizzichino, il Presidente della Comunità di Roma Giacomo Saban,
la Presidentessa dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Tullia Zevi e Bondì Nahum. Tempio Maggiore di Roma, 13 aprile 1986.