Prima di tutto italiani. Gli ebrei romani e la Grande Guerra

(Museo ebraico di Roma, 18 dicembre 2014 – 18 marzo 2015)

A partire dal Risorgimento gli ebrei, fino ad allora considerati estranei ai valori nazionali e esclusi dalla società e dal servizio militare, iniziarono a sviluppare una forte identità patriottica, pari a quella del resto degli italiani. Cominciarono, quindi, a relegare il proprio ebraismo alla sola dimensione privata e familiare.
Fu, quindi, forte l’adesione degli ebrei italiani alla Prima guerra mondiale, la cui partecipazione viene vissuta come legittimazione definitiva dell’emancipazione.
L’attaccamento della maggioranza degli ebrei all’Italia e ai Savoia era forte e convinta. Non deve quindi stupire il fatto che la maggioranza degli ebrei accettarono con grande entusiasmo l’entrata dell’Italia in guerra.
Gli ebrei italiani che parteciparono al conflitto furono circa 5.000; il 50% di essi ricoprirono il grado di ufficiali (rispetto al 4% del dato nazionale). Il livello di istruzione più elevato della maggioranza di essi (fatta eccezione per il caso romano), fece sì che potessero ricoprire cariche di maggiore importanza e prestigio all’interno dell’esercito. Era necessario infatti, per assumere il grado di ufficiale, aver conseguito almeno un diploma di studi superiori: nella loro totalità erano quindi molto più istruiti rispetto alla media nazionale e il loro grado di scolarizzazione era più avanzato.
La regione italiana che ebbe il maggior numero di ufficiali ebrei combattenti (circa 500) fu il Piemonte seguita dalla Toscana (circa 400), dal Veneto e dall’Emilia Romagna (circa 350 ciascuna); solo dopo queste regioni viene il Lazio che, con Roma, poteva contare la comunità più numerosa della penisola.
Gli ebrei romani costituiscono un’eccezione rispetto alla popolazione ebraica italiana: durante l’epoca del ghetto si erano occupati di commercio e continuarono nei secoli ad esercitare mestieri poveri. Nel 1870, anno che segna la fine della segregazione e l’inizio della loro emancipazione, erano ancora in maggioranza piccoli commercianti soprattutto di tessuti, straccivendoli e artigiani, il cui livello di istruzione era piuttosto scarso. Anche se il loro stato era cambiato all’alba della Grande guerra, la composizione sociale rimase più o meno la stessa; quindi non deve meravigliare il fatto che maggior parte di coloro che furono richiamati a partecipare al conflitto furono semplici militari di truppa, con una minoranza di ufficiali.
La Grande guerra costituì un passaggio cruciale nel percorso verso la piena partecipazione degli ebrei alla vita della società italiana. Fu questa, infatti, la prima occasione in cui tutti gli ebrei maschi vennero messi di fronte al loro dovere di cittadini italiani, quali erano diventati a pieno titolo. Il coraggio militare fu la risposta più adatta per coloro che identificavano l’ebraismo con la codardia e l’ostilità verso la patria di adozione.
Di fondamentale importanza fu l’istituzione del Rabbinato militare, nel giugno del 1915: durante la guerra, infatti, ai combattenti di tutte le religioni fu assicurata un’assistenza religiosa. Il rabbino era autorizzato a seguire le truppe al fronte, allo stesso modo dei cappellani cattolici. La sua autorità fu riconosciuta da più parti come antidoto alla forza assimilatrice della vita di guerra. Doveva provvedere alle necessità spirituali utilizzando parole di consolazione verso i sofferenti, infondendo speranza e dando ai moribondi il conforto della fede.
Fu quindi proprio con l’istituzione del rabbinato militare che tutti i combattenti, dapprima restii a rivelare e professare pubblicamente la propria identità e religione, divennero consapevoli e fieri del proprio essere ebrei e italiani allo stesso tempo, condividendo quindi le stesse sorti dei loro concittadini fieri e orgogliosi di combattere per il proprio paese.
Infine si deve sottolineare che molti tra coloro che combatterono durante la Prima guerra mondiale, ancora in vita negli anni ‘30, subirono le Leggi razziali promulgate dall’Italia fascista nel 1938. Buona parte dei 1.600 ufficiali ebrei, viventi negli anni ’40, perirono a seguito delle persecuzioni durante la
Seconda guerra mondiale.