1986-2016:
Trent’anni dallo storico abbraccio tra Papa Giovanni Paolo II e Rav Toaff

A cura di Lia Toaff

«Alle 17,15 Giovanni Paolo II fece il suo ingresso nel Tempio, venne verso di me a braccia aperte e mi abbracciò. E mentre lui si accingeva ad entrare nella Sinagoga gremita e a compiere quel gesto di riparazione che doveva ricomporre una frattura di secoli, io mi sentii schiacciare dal peso di tutto il dolore che il mio popolo aveva patito in duemila anni. […] Passai in mezzo al pubblico, in piedi, come in sogno, il papa al mio fianco, dietro cardinali, prelati e rabbini: un corteo insolito, e certamente unico nella lunga storia della Sinagoga. Salimmo sulla Tevà e ci volgemmo verso il pubblico. E allora scoppiò l’applauso. Un applauso lunghissimo e liberatorio, non solo per me, ma per tutto il pubblico, che finalmente capì fino in fondo l’importanza di quel momento».
L’incontro fra il rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma e il pontefice, il 13 aprile 1986, si deve necessariamente inserire in un discorso che cerchi di ricostruire il preludio di quella giornata attraverso piccole tappe e in cui i due protagonisti, le loro vite e le loro vicende sono fondamentali per comprenderne la portata.
Attraverso una selezione di documenti, lettere, fotografie e oggetti presenti nell’archivio privato della famiglia Toaff e nell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma si potrà, infatti, comprendere l’importanza di questo avvenimento e le conseguenze positive che questo ha avuto.
Oltre a voler evidenziare l’importanza storica dell’incontro, ci si propone di far emergere le forti emozioni provate dai due protagonisti del famoso abbraccio; un gesto che diede il via a un legame di amicizia profondo e duraturo fino alla morte del pontefice. Quel pontefice che arrivò persino a citare il rabbino nel suo testamento: l’unico, oltre al suo segretario personale, ad esservi menzionato.